Sicurezza in copertura

Presidi essenziali – e in diversi casi obbligatori – per salvaguardare l’incolumità degli operatori che si trovano ad operare in quota. Le linee vita, pur mantenendo intatti i loro requisiti di affidabilità e cura costruttiva, sono oggi di sempre più agevole approntamento e installazione. Merito di una produzione ampia e diversificata, dove inizia ad affacciarsi anche la logica dei kit.

Sergio Gola

I lavori in quota possono esporre gli operatori a rischi particolarmente elevati per la salute e la sicurezza, in particolare a quelli di caduta dall’alto, che non a caso rappresentano tuttora una percentuale significativa degli infortuni. Malgrado questo sia un fatto noto, non sempre tuttavia è possibile disporre di adeguate opere provvisionali per la messa in sicurezza dei lavoratori; senza contare le ipotesi rappresentate dagli ordinari interventi di ispezione e manutenzione, che per la loro periodicità e costanza renderebbero comunque opportuno l’apprestamento di sistemi di sicurezza fissi, destinati a rimanere permanentemente in opera in modo da essere utilizzabili ogni qual volta sia necessario. Ed è esattamente a queste istanze che rispondono le cosiddette linee vita: sistemi semplici, in grado di consentire l’accessibilità in copertura, la praticabilità e l’esecuzione di interventi di media entità in tutta sicurezza, lasciando al contempo all’operatore tutta la libertà di movimento necessaria a svolgere le operazioni richieste. Utilizzate in origine soprattutto nelle fasi di montaggio delle strutture prefabbricate, vantano oggi un’ampia diffusione sia per le operazioni sulle coperture o sulle strutture a sbalzo in quota, sia per il montaggio dei ponteggi e la manutenzione delle superfici verticali. Vediamo come funzionano.



  • I presupposti
  • Caratteristiche e criteri di scelta
  • Imbragature e cinture
  • Le procedure tecniche
  • Un’associazione per le linee vita
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